Le sezioni del Museo - Animali
 

Animali

La cattura dei selvatici si è accompagnata all'allevamento del bestiame domestico, derivando la sua tradizione direttamente da consuetudini preistoriche; tramandata da generazione in generazione, particolarmente in alcune famiglie, la tradizione della cattura del selvatico ha portato progressivamente alla scomparsa dei grandi erbivori, dell'orso e in seguito del lupo ancora discretamente rappresentato nel sec. XIX; altri mammiferi quali la donnola, la faina o i rapaci hanno subito l'effetto non solo della caccia, ma anche della trasformazione degli ambienti sotto la spinta di interventi antropici sempre più invasivi.

Negli ultimi decenni varie specie hanno ripreso vigore, talvolta mutando consuetudini (es. volpe) o, introdotte dall'uomo, hanno velocemente colonizzato nicchie vuote (cinghiale); il rientro degli ungulati, provenienti da altre zone alpine, è
favorito dalla evoluzione del ceduo a selva d'alto fusto, con la formazione di spazi aperti nel sottobosco tali da garantire il passaggio di grossi erbivori.
Gli animali che hanno resistito all'uomo tendenzialmente sono stati distrutti, mentre quelli che si sono adattati sono stati protetti e diffusi dall'uomo stesso.

Tra gli allevamenti quello bovino, il più importante e rappresentativo, è testimoniato già da epoca romana; in seguito l'allevamento è attestato, oltre che da abbondante documentazione storica, dalle numerose stalle presenti sia nelle case di paese che nelle cascine del monte, dalle fiere e dalle latterie sociali che hanno protratto la propria attività fino agli anni Sessanta del Novecento.
Meno rappresentato l'allevamento ovino e caprino; in parti colare le capre sono state frequente oggetto di divieti e di bandi per i danni che arrecavano alle tagliate dei boschi e ai pascoli.
Scarsa letteratura hanno invece gli animali da cortile, presenti nella documentazione come regalie nei contratti d'affitto (capponi, oche, ...) e il maiale che trova grande gloria nella tradizione familiare di tutte le epoche.
Nell'allestimento della sala trovano spazio alcuni attrezzi legati alla trasformazione del latte e contenitori intrecciati per il trasporto del letame (gabe) o della terra.

Un angolo della sala è dedicato alla trattura della seta ossia alla lavorazione del filo di seta prodotto dal filugello; la produzione legata alla coltura del gelso ha avuto larga diffusione locale con la presenza della tratture domestica e in seguito di piccole filandine a fuoco diretto, superate e rese obsolete, verso la fine dell'Ottocento, dall'introduzione di grosse filande con impianti centralizzati.
Un'arnia rustica, ricavata da un tronco di salice svuotato e integrato con legno di castagno ricorda l'allevamento delle api e la produzione di miele con un metodo arcaico, del tutto identico a quello praticato nelle più lontane antichità.

 
 
Accoppiamento di Bufo bufo
Mucche all'alpeggio estivo
Caccia alla volpe d'altri tempi.
Esposizione delle prede all'osteria Quattrì di S. Antonio di Grone