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Vegetali
La sala inquadra la vegetazione della Valle in funzione
delle attività che l'uomo ha predisposto per la propria sopravvivenza.
Certamente vi sono condizioni naturali che determinano la distribuzione
verticale della formazioni vegetazionali, cosicchè si passa
dal querceto tipico della fascia più bassa al faggeto e alle
prime abetaie delle quote sommitali.
All'interno della copertura originaria l'uomo ha ricavato ampi squarci,
spesso mediante il fuoco, realizzando radure per i seminari e per
il pascolo.
La vegetazione attuale è quindi un mosaico di
appezzamenti mantenuti e trasformati fino agli anni Sessanta del
Novecento, quando si avvia l'abbandono agrario e il conseguente
ritorno a condizioni di migliore naturalità.
Con l'introduzione di cereali quali il frumento, l'orzo, il miglio,
la segale e, infine, il granoturco l'uomo ha accresciuto progressivamente
la propria dipendenza dai vegetali; questo rapporto con i cereali
è stigmatizzato dalla macina presente al centro della stanza
e da alcuni attrezzi legati alla mietitura e alla spulatura delle
cariossidi.
L'ambito colturale dei seminativi è anche quello
della vite che ha prosperato fino attorno ai 600 metri di quota,
sul esposto a Sud e particolarmente sui terrazzi della bassa valle,
accompagnandosi e mescolandosi con i seminativi.
La tradizione vitivinicola, molto forte nella parte bassa della
valle, non ha trovato grandi opportunità di valorizzazione
negli ultimi decenni; a malapena sopravvivono le terrazzature dei
ronchi che per secoli hanno costituito il paesaggio agrario più
tipico e rappresentativo della Valle.
Tra i vegetali non possiamo dimenticare il castagno
posto ai margini dei seminativi e in raccordo con i cedui; tra le
piante da frutto ha prosperato l'olivo, fino alla fine del XIV sec,
e da epoca antichissima si incontrano noci, pruni, peri, meli e,
più recentemente, peschi, i cui frutti godevano di eccellente
mercato.
Non si può trascurare all'interno di questa economia il ciclo
dell'erba che ha garantito la presenza di animali da lavoro e la
produzione di stallatico per la fertilità dei seminativi
e della vite; tutto si tiene all'interno di un'economia agricola
fondata sulla variabilità del territorio e sullo sfruttamento
dei singoli appezzamenti a seconda della vocazione specifica.
Il ceduo offre una produzione primaria quale la legna
da ardere o più proficuamente carbone di legna, la cui lavorazione
è testimoniata dalle tracce di centinaia di carbonaie (aràli)
ancora presenti nei boschi, ma permette anche la raccolta dello
strame, il pascolo, la caccia, le raccolte naturali, e la fornitura
di materia prima per gli attrezzi da lavoro o per gli edifici rurali.
Tra la sala della vegetazione e quella degli animali
sono collocati un pannello e una postazione che rimandano alla caccia,
condotta mediante quel particolare allestimento paesaggistico rappresentato
dal roccolo; c'è una cura da giardiniere avveduto nell'operazione
di impianto del roccolo e rielaborazione della vegetazione, adatta
a creare corridoi mimetici e scenografie illusive per volatili di
passaggio.
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| La forma tipica delle associazioni
colturali del ronco, con vite-granoturco-verze, in un appezzamento
di Ranzanico |
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| Ceduo di castagno per la produzione
di paleria, ora riconvertito spontaneamente a ceduo misto, nella
zona Piz Quaglia a Berzo S. Fermo |
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| Disegno delle "andàne"
in un prato di Posquaglia in comune di Berzo S. Fermo; l'abbandono
colturale determina la mancata raccolta del fieno |
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| Pannello della sezione Vegetali |
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| Gerlette (Derlèt) e cesta
(Caàgna) in legno di castagno e nocciolo, utilizzate
a Bianzano per il trasporto della frutta, dello stallatico o
della terra |
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